Nome Pubblicazione
PROPOSITUM
Vol. 7 - No. 2 - Dicembre

Periodo
Dicembre

 


Anno
2003

Volume
7

 


Numero
2


Chiara d'Assisi
Amante della vita

Un cammino alla scoperta di Santa Chiara
in occasione del 750 anniversario della sua morte


sommario vai a PROLOGO  


 


PROLOGO

'Vedere più chiaramente con Santa Chiara' è il titolo di un seminario che l'Associazione Interfrancescana (INGAG Interfranziskanische Arbeitgemeinschaft) offrirà a religiose giovani nella primavera del 2004. Chiara d'Assisi, questa donna affascinante, questa Santa incomparabile, ha visto chiaramente ed ha riconosciuto con prontezza l'essenza della vita, agendo di conseguenza.

Nel suo Testamento, Chiara rivolge uno sguardo retrospettivo alla sua vita ed agli inizi della comunità di Sorelle con cui ha vissuto a San Damiano, vicino Assisi, dove vivevano insieme una forma di vita monastica. Chiara parla della sua conversione, della sua vocazione e dello stretto legame con l'Ordine dei Frati Minori. Ricorda San Francesco, che le fondò, le piantò e le aiutò nel servizio di Cristo (Cf. Test Cl 37 y 49) e definisce se stessa con il termine di 'plantula', 'sua pianticella'.

Ma quando se la paragona a Francesco, Chiara è uguale a lui. Colei che chiamò San Francesco 'vero amante e imitatore di Gesù Cristo' (TestCl5), divenne lei stessa un'amante ardente ed una imitatrice radicale di Dio e di Cristo.

E trova la sua via perché 'il Figlio di Dio si è fatto nostra via' (TestCl 5).

Gesù Cristo è il punto centrale di tutti i pensieri di Chiara, il centro del suo amore. E' lo specchio in cui ogni giorno si guarda. In Lui riconosce gli abissi dei Divini Misteri, l'essenza del mondo esterno e l'intima natura della sua persona. L'essenza della vita di Gesù, i Cui passi lei tratta di seguire, è per lei l'umiltà di scendere nella povertà della vita umana, dove si trova la ricchezza stessa che è Dio.

La spiritualità di Santa Chiara mentre da un lato è la stessa di quella di San Francesco, dall'altro sintonizza in modo più femminile potremmo dire con gli aneliti apparentemente insignificanti del cuore umano.

I suoi scritti sono pochi, e malgrado il fatto che non ci offrono un accesso facile alla contemplazione dell'umiltà di Gesù, sono semplici nel profondo significato del termine. Con il passar del tempo, il profondo contenuto spirituale racchiuso negli scritti di Santa Chiara si presenta con chiarezza al nostro modo analitico di guardare le cose, abituati come siamo a guardare solo il significato superficiale delle cose.

Vedere più chiaramente con Chiara! Le sue intuizioni, risultato di decenni di contemplazione, ci porteranno verso la chiarezza profonda che soddisfa i nostri aneliti: guardare Dio, contemplarlo.

Suor Marianne Jungbluth
Suora Francescana della Santa Famiglia
Wurzburg (Germania) - Novembre 2003


 

Cristo si è fatto nostra via

Elementi della spiritualità di Santa Chiara

"Vivere questa conversione evangelica in spirito di preghiera, di povertà e di umiltà
(Regola TOR 1,2)

 

La via della Povertà e l'imitazione della Vita di Santa Chiara.

Nel suo legato a Santa Chiara ed alle sue Sorelle, San Francesco le supplica di seguire la povertà e la vita di Cristo. Povertà e Vita: questi due termini esprimono qualcosa della quintessenza della Forma di Vita di Santa Clara e la sua spiritualità. Nell'VIII Capitolo della sua Regola, Santa Chiara scrive:
'Le sorelle non si approprino di nulla, né della casa, né del luogo, né d'alcuna cosa, e come pellegrine e forestiere in questo mondo, servendo al Signore in povertà e umiltà, con fiducia mandino per la elemosina. E non devono vergognarsi, poiché il Signore si fece per noi povero in questo mondo. E' questo quel vertice dell'altissima povertà, che ha costituito voi, sorelle mie carissime, eredi e regine del regno dei cieli, vi ha reso povere di sostanze, ma ricche di virtù. Questa sia la vostra parte di eredità, che introduce nella terra dei viventi. Aderendo totalmente ad essa, non vogliate mai, sorelle dilettissime, avere altro sotto il cielo, per amore del Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima Madre." (Regola di Santa Chiara, Capitolo VIII, 1-6)

Qui Santa Chiara imprime il sigillo indelebile della sua vita di povertà sul legato lasciatogli da San Francesco. Nel farlo, Santa Chiara indica il contesto da cui sceglie la povertà. La povertà ha senso per la vita della comunità e per i suoi rapporti con Dio. Chiara non difende la povertà come fine a se stessa. La povertà non è la meta ultima della sua vita, bensì è la base per stabilire rapporti tra le Sorelle ed è condizione previa per un intenso rapporto con Dio, in Gesù Cristo. La Povertà, quindi, serve per creare questo rapporto, per renderlo possibile. Nel suo vissuto, Santa Chiara scopre che qualsiasi rapporto interpersonale, e specialmente il rapporto con Dio, ha bisogno di spazio, ha bisogno di distanza, per così dire, dalle cose che nella vita ci legano, per essere ricettivi e sensibili verso gli altri e più precisamente per esserlo verso Dio, e poter così discernere la Sua volontà. Nella vita di Chiara la povertà tende verso questo obiettivo, cioè, la 'Povertà' è la creazione di uno spazio in cui possiamo essere aperte ai bisogni degli altri ed esserlo per Dio. E così Chiara dispone che il suo stile di vita si fondi in una Povertà radicale, di cui il lavoro materiale è parte e parcella, come lo è anche l'accettazione paziente di malattie fisiche e la prontezza a resistere all'accumulo di ricchezze in un vano tentativo di avere sicurezze materiali. Santa Chiara lotta nel suo tempo per ottenere dal Papa il sì al 'Privilegio della Povertà' che le permette di rifiutare il possedimento di qualsiasi dote, e lo fa perché desidera creare le condizioni necessarie per stabilire questa reciprocità verso Dio, l'umanità ed il mondo; reciprocità che desidera raggiungere vivendo una vita di Povertà, rinunciando a tutti i tranelli di una sicurezza che costruirebbe una barriera tra lei e Dio e lei ed il mondo. Invece di accumulare ricchezze e proprietà, e di vivere al sicuro, ciò che in fondo divide dalla gente e da Dio, Chiara vive una Forma di Vita colma dello spirito di Povertà che esige l'esercizio dell'amore reciproco, riflesso dell'Amore di Dio per l'umanità.

Per Santa Chiara, la Povertà è essenziale nel suo stile di vita. Nel suo Testamento scrive:
"Dopo che l'altissimo Padre celeste si fu degnato, per sua misericordia e grazia, di illuminare il mio cuore perché incominciassi a fare penitenza, dietro l'esempio e l'ammaestramento del beatissimo padre nostro Francesco, poco tempo dopo la sua conversione, io, assieme alle poche sorelle che il Signore mi aveva donate poco tempo dopo la mia conversione, liberamente gli promisi obbedienza, conforme alla ispirazione che il Signore ci aveva comunicata attraverso la lodevole vita e l'insegnamento di lui". (Test. Clara 24-26)

Con queste parole, che concludono il suo Testamento, Santa Chiara allude all'espressione del Testamento di San Francesco che serve da titolo alla Forma di Vita:
"Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza." (Test. Francesco 1)

Seguendo l'esempio di Francesco, per Chiara seguire una vita secondo la Povertà vuol dire vita di penitenza. Questo termine 'Penitenza' per il lettore moderno evoca irrimediabilmente le tenebrose profondità delle pratiche penitenziali del Medioevo - flagellazione, digiuno esagerato ed altro. Naturalmente, troviamo anche digiuni esagerati nella vita di Chiara, proibiti sia da San Francesco che dal Vescovo di Assisi, per ragioni di salute. Ma Chiara non esige mai dagli altri questi estremi di abnegazione nel digiuno e nella penitenza. Anzi, consiglia la pratica della moderazione. Scrive così ad Agnese di Praga:

'Passando ora al quesito che mi hai sottoposto, credo di poterti rispondere così. Tu mi domandi quali feste il gloriosissimo padre nostro san Francesco ci raccomandò di celebrare con particolare solennità, pensando, se ben ho capito, che si possa in esse usare una certa maggior larghezza nella varietà dei cibi. Nella tua prudenza certamente saprai che, salvo le deboli e le inferme, - verso le quali ci insegnó e ci comandò di usare ogni discrezione con qualsiasi genere di cibi-, nessuna di noi, che sia sana e robusta, dovrebbe prendere se non cibi quaresimali, tanto nei giorni feriali che nei festivi, digiunando ogni giorno ad eccezione delle domeniche e del Natale del Signore, nei quali giorni possiamo prendere il cibo due volte. Ed anche nei giovedì, dei periodi non di digiuno, ciascuna può fare come le piace, cioè, cioè chi non volesse digiunare non vi è tenuta. Ma noi, che siamo in buona salute, digiuniamo tutti i giorni, eccetto le domeniche e il Natale. Non siamo però tenute al digiuno - così ci ha insegnato il beato Francesco in un suo scritto -, durante tutto il tempo pasquale e nelle feste della Madonna e dei Santi Apostoli, a meno che cadessero in venerdì. Ma, come ho detto sopra, noi che siamo sane e robuste, consumiamo sempre cibi quaresimali.
Siccome però, non abbiamo un corpo di bronzo, né la nostra è la robustezza del granito, anzi siamo piuttosto fragili ed inclini ad ogni debolezza corporale, ti prego e ti supplico nel Signore, o carissima, di moderarti con saggia discrezione nell'austerità, quasi esagerata e impossibile, nella quale ho saputo che ti sei avviata, affinché, vivendo, la tua vita sia lode del Signore, e tu renda al Signore un culto spirituale (Rom. 12,1) ed il tuo sacrificio sia sempre condito col sale della prudenza (Lev 2,13)".
(Lettera III ad Agnese di Praga, 29-41)

Questa parte della Terza Lettera di Chiara ad Agnese indica non solo l'atteggiamento ragionevole di Chiara e la sua idea di digiuno, ma rivela inoltre la sua sensibilità, la sua capacità di capire la situazione ed i problemi di altre Sorelle. Anche in questo caso è ovvio che per Clara le pratiche penitenziali ed ascetiche, come per esempio il digiuno, non servono per ottenere meriti o non sono un dovere imposto, bensì servono per aprire la propria vita all'incontro con Dio. Come avviene per San Francesco, anche per Santa Chiara l'approssimazione a questo punto è vicino al concetto biblico di 'conversione di vita'. L'importante per Santa Chiara è la 'conversione' biblica, una conversione di vita vissuta davanti a Dio, il Signore. Una vita di penitenza è quindi una via che bisogna seguire, un cammino di conversione, di amore e di lode a Dio e di dedizione a Dio in Gesù Cristo. Per Chiara, la Povertà ed una vita di penitenza sono elementi fondamentali, nel senso evangelico, che aprono la persona rendendola ricettiva ai Doni di Dio che Lui nella Sua Grazia desidera spargere su noi.

Il Signore mi dette Sorelle

Una vita di penitenza secondo lo spirito del Vangelo, che trova la sua espressione nella pratica della Povertà, si associa nella mente di Chiara all'idea di fraternità, di una vita tra sorelle basata nell'amore. Santa Chiara lo dice nel Capitolo VI della sua Regola quando parla della Forma di Vita di San Francesco che lui compose per Chiara e le sue Sorelle:
"Poiché per divina ispirazione vi siete fatte figlie e ancelle dell'altissimo sommo Re, il Padre celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo, voglio e prometto, da parte mia e dei mei frati, di avere sempre di voi, come di loro, attenta cura e sollecitudine speciale" (Regola di Chiara, Cap. 6,3-4)

Questo testo di San Francesco, che Chiara ci trasmette, con poche frasi proclama i principi fondamentali e di guida per la nostra vita che Francesco trasse dalla sua esperienza di una Fede vissuta e che dette a Chiara ed alle sue Sorelle per il loro cammino di vita.

Chiara e le sue Sorelle scelsero di vivere secondo la Perfezione del Santo Vangelo. La Buona Novella del Vangelo è il fondamento della sua Forma di vita. Lo slancio dinamico di questa Buona Novella va diretto verso la creazione di un rapporto con Dio Padre, nello Spirito Santo, di cui le Suore sono divenute spose - per usare un linguaggio del tempo. La vita vissuta secondo il Vangelo è quindi un incontro con Dio, un rapporto con Dio. Questo intenso rapporto con Dio non può viversi in solitudine. Come avviene per Francesco, anche Chiara si rende conto che un rapporto con Dio vissuto secondo il Vangelo, suppone un rapporto con i nostri fratelli e sorelle, e questo nella pratica significa un rapporto con i Fratelli e Sorelle in religione. Le sue Sorelle, le monache, sono per Chiara doni di Dio. Il Vangelo non può viversi in solitudine, ed è per questo che Chiara vuole vivere il Vangelo in compagnia di altre donne, in compagnia dei Fratelli di San Francesco e nella grande comunione dei santi nella Chiesa. La Parola di Dio, se si capisce correttamente, crea sempre una comunità, ed è solo in rapporto con il nostro prossimo - nel caso di Chiara con ognuna delle sue Sorelle in religione - che la Parola dei Vangeli può diventare veramente viva. Per questo, Chiara non vuole assolutamente la forma eremitica e la sua Comunità di Sorelle non è un ordine di anacorete. Nella costruzione bella e dolorosa di una forma di vita in comune, Chiara desidera plasmare la chiamata del Vangelo. E' disposta a lottare affinché lo spirito del Vangelo sia vissuto in comunità. Quando la Chiesa ufficiale cerca di proibire i contatti con i Frati, Chiara e le sue Sorelle cominciano ciò che forse potrebbe chiamarsi il primo sciopero della fame nella storia della Chiesa. "Se non ci è permesso di spezzare insieme il Pane Spirituale", sembra che abbia detto, "allora non vogliamo nemmeno il pane terreno". Chiara ottiene ciò che vuole, non perché sia un'incorreggibile ostinata, ma perché è profondamente convinta che la vita secondo il Vangelo non conduce, né deve condurre alla solitudine, che ci rende impermeabili di fronte al mondo, ma al contrario, deve essere vissuta nel mondo, in una comunità di Fratelli e Sorelle.

Il Presepe e la Croce

Povertà, una vita di penitenza, ed una vita vissuta in comunità quale espressione di una vita in comunione con Dio: per Chiara questi tre elementi costituiscono la base stessa dell'essenza della sua fede. Per mezzo di una vita di Povertà e per mezzo della sua vita di penitenza in comunità con le Sorelle, Chiara intuisce con maggiore profondità il significato di quanto predica e proclama il Figlio di Dio dal Presepe alla Croce. Afferrandosi all'esperienza del suo amore per Gesù Cristo che giace nel presepe ed è inchiodato in croce, Chiara condivide questa esperienza nelle sue lettere ad Agnese di Praga:
"Mira, in alto, la povertà di Colui che fu deposto nel presepe e avvolto in poveri pannicelli.
O mirabile umiltà e povertà che dà stupore!

Il Re degli angeli,
il Signore del cielo e della terra,
è adagiato in una mangiatoia!

Vedi, poi, al centro dello specchio, la santa umiltà, e insieme ancora la beata povertà, le fatiche e pene senza numero che Egli sostenne per la redenzione del genere umano. E, in basso, contempla l'ineffabile carità per la quale volle patire sul legno della croce e su di essa morire della morte più infamante… Lasciati, dunque, o regina sposa del celeste Re, bruciare sempre più fortemente da questo ardore di carità!" (Lettera IV ad Agnese di Praga, 19-27)

Chiara è sopraffatta dall'amore di Dio. L'Altissimo, Onnipotente, il Signore si è fatto Uomo per amore all'Umanità, si è fatto Uomo per redimere il Suo popolo! Presepe e Croce: ecco dinanzi a cui siamo, al fondamento stesso della spiritualità di Chiara. Quando tutto è detto e fatto, è dal Presepe e dalla Croce che Chiara trae la sua radicalità, la sua Povertà e Forma di Vita. Chiara è rapita e sedotta dal messaggio d'Amore che legge nel Vangelo: Dio, mediante l'Incarnazione e la morte in Croce di Suo Figlio, si identifica con il suo Popolo, che si è perso. Nel suo rapporto intuitivo con il Presepe e con la Croce - per lei segni esterni dell'Amore di Dio che cerca l'umanità nel suo stato di abbandono - Chiara sente nel più profondo di sé che riceve i doni che Dio le fa. Il Presepe e la Croce, segni che manifestano la liberazione dell'umanità ed il suo ritorno alla vita, fanno capire a Chiara ed alle sue Sorelle che la loro vita si origina nelle fonti stesse dell'Amore che Dio nutre per il suo popolo. Chiara si rende conto di aver ricevuto il dono stesso della Vita. Questo atteggiamento le viene dall'intelletto, e la assicura di essere in possesso di una dote immensamente ricca. Chiara sa che ogni giorno riceverà più doni. Quindi vuole che le sue Sorelle e lei stessa si abbandonino a Dio tutti i giorni della loro vita e dedichino a Lui l'intera vita. Come Dio si è donato all'umanità nel Presepe e nella Croce, così Chiara si dona e dona la sua vita a Dio sempre, rappresentando tutta l'umanità. Il Presepe e la Croce diventano, quindi, simboli della libera offerta del sacrificio della propria vita nella certezza di incontrare la vita reale, la pienezza di vita e la felicità eterna. Quando Chiara e le sue Sorelle percepiscono che questa maggiore felicità si trova nell'incontro vivo con Gesù Cristo, Dio fatto uomo, possono rinunciare a qualsiasi forma di ricchezza terrena e di fama mondana. La sua rinuncia alla ricchezza, all'onore ed ai vantaggi umani non è un'astinenza polemica diretta contro il mondo ed i suoi tesori. Contemplando il Presepe e la Croce Chiara scopre una ricchezza molto più grande che sarà per lei l'essenza vera della sua vita e la sua speranza di vita eterna. Il suo rapporto con il Bambino nel Presepe e con Gesù che muore in Croce diventa per lei l'essenza della vita, ciò che la colma, dando senso e significato a tutto. E questo ovviamente significa che la ricchezza di questo mondo non è necessaria. Saldamente convinta di questo, Chiara scrive ad Agnese, figlia di un re, quanto segue:
"Mentre potevate più di ogni altra godere delle fastosità, degli onori e delle dignità mondane, ed anche accedere con una gloria meravigliosa a legittimi sponsali con l'Illustre Imperatore, - unione che, del resto, sarebbe stata conveniente alla vostra e sua eccelsa condizione-, tutte queste cose voi avete invece respinte, e avete preferito con tutta l'anima e con tutto il trasporto del cuore abbracciare la santissima povertà e le privazioni del corpo, per donarvi ad uno Sposo di ancor più nobile origine, al Signore Gesù Cristo, il quale custodirà sempre immacolata e intatta la vostra verginità…Ormai stretta nell'amplesso di Lui, Egli ha ornato il vostro petto di pietre preziose; alle vostre orecchie ha fissato inestimabili perle; e tutta vi ha rivestita di nuove e scintillanti gemme, come a primavera, e vi ha incoronata di un diadema d'oro, inciso con simbolo della santità… Riempitevi di coraggio nel santo servizio che avete iniziato per l'ardente desiderio del Crocifisso povero". (Lettera I ad Agnese di Praga, 5-13)

La Forma di Vita di Santa Chiara non suppone nessuna rinuncia alla bellezza del mondo, né negazione della gioia e disprezzo per le cose materiali. Chiara non si ritira dal mondo perché pensa che sia pericoloso. Chi pensa questo confonde le vere intenzioni di Santa Chiara. Lei ha scoperto, in Gesù Cristo, la profondità del suo rapporto con Dio, e dinanzi a questo rapporto, tutto il resto è insignificante, e di secondo ordine. Le ricchezze ed i piaceri che questo mondo offre perdono la loro forza di attrazione. Chiara ha scoperto un grande tesoro, quel tesoro nascosto nel campo di cui parla la Bibbia, quella perla di grande valore per cui il mercante della parabola del Vangelo vende tutto ciò che ha. (cf. Mt, 4,44-46). Chiara rinuncia a molte cose per potersi dedicare completamente a Cristo Gesù. In questo rapporto investe tutta la sua natura essenzialmente femminile. Chiara non si da e non si abbandona al mondo, ma dona se stessa ed il mondo in questo rapporto religioso.

*


Applicazione

* Di fronte alle sfide radicali contenute nel Vangelo, come ci comportiamo nella nostra sfera personale e come agiamo nella vita comunitaria?
* Quali sono gli elementi di una vita vissuta secondo il Vangelo che consideriamo importanti nella formazione della nostra propria spiritualità?
* Quali dimensioni nella vita di Gesù possono lasciare l'impronta nel nostro modo di vivere per renderlo credibile?

P. Johannes-Baptist Freyer OFM,
Grottaferrata

 


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