![]() Nome Pubblicazione PROPOSITUM Vol. 12 - No. 1 - Settembre 2009 |
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Editoriale
Introduzione
P. James F. Puglisi, SA – Presidente CFI-TOR
Assemblea Generale 2009 della CFI-TOR
Rituale di Apertura - Omelia
Mons. Domenico Sorrentino – Vescovo di Assisi
Discorso di Apertura –
P. Anthony J. Gittins, CSSP º
Impressioni Raccolte dai Cinque Gruppi Linguistici
Redatte da Fr. Eduard Quint, cfh; Sr. Regina
Pröls; Sr. Jessy Augustine Payyapilly; Sr. Paulina
Aguirre, fhm; Sr. Marie Simone Boulanger e
Sr. Catherine Parrotta, frjh
Il Cantico della Presenza che Disturba
Bozza a cura di Suor Margaret Eletta Guider, OSF
Dichiarazione Finale
Raccomandazioni dell' Assemblea Generale 2009-2013 29
Liturgia di Chiusura - Omelia
P. Pietro Sorci, OFM
Disturbaci, Signore, quando siamo troppo contenti...
Attribuito a Sir Francis Drake-1577

In questo numero di Propositum presentiamo un quadro generale dell'Assemblea Generale della Conferenza Francescana Internazionale dei Fratelli e delle Sorelle del Terzo Ordine Regolare che si è svolta ad Assisi dal 16 al 22 Maggio del 2009.
Il tema dell'Assemblea Generale: Diventare una presenza che disturba nel mondo di oggi: Cristo, attraverso Franceso, Chiara e... Me costituisce una vera sfida. In realtà nessuno di noi desidera essere disturbato. La nostra natura umana ci spinge a vivere in pace, una vita tranquilla e senza scosse. E non vogliamo nemmeno che gli altri siano disturbati da ciò che noi facciamo e dalla nostra presenza. Ma d'altro canto, c'è un 'beato disturbo'. Questo tipo di disturbo nella nostra vita, cambia il nostro atteggiamento, il nostro sguardo, il nostro stile di vita e noi diventiamo nel mondo una presenza che disturba. Maria si lasciò 'disturbare' dall'Angelo Gabriele inviato da Dio (cf. Lc. 1: 26-29). Francesco e Chiara hanno sperimentato questo tipo di 'disturbo' nella loro vita e sono diventati una presenza che ha disturbato il mondo del loro tempo, e che continua ancora oggi a disturbare.
Speriamo che questo Beato Disturbo nella nostra vita ci guidi ad approfondire la nostra visione e il nostro carisma e sia portatore di una certa trasformazione che dà speranza ed entusiasmo per una nuova vita.
Cogliamo con piacere questa occasione per ringraziare di cuore il Consiglio CFI-TOR uscente e per porgere i nostri migliori auguri al nuovo Consiglio.
“Non voi avete scelto me, io vi ho scelti e vi ho mandato affinché portiate frutto e frutto abbondante” (Gv. 15:16).
Suor Daria Koottiyaniel FCC

Da sinistra:
Sr. Jessy Augustine Payyapilly, AFBP
Sr. Janet Gardner, OSF (Vice Presidente)
Fr. James F. Puglisi, SA (Presidente)
Sr.Louise Hembrecht, OSF
Sr. Doreen D’Souza, UFS
Sr.Mary Xavier Bomberger, OSF
Introduzione
In questo numero di Propositum, presentiamo i risultati dell'Assemblea Generale della Conferenza Francescana Internazionale dei Fratelli e delle Sorelle del Terzo Ordine Regolare.
L'Assemblea ha dato a Ministri/e Generali o loro delegati/e di 101 Congregazioni che seguono la Regola TOR la possibilità di riunirsi e riflettere su come la nostra Regola e forma vitae deve disturbare il mondo in cui viviamo.
Questo tema deriva da quanto accadde a Francesco e a Chiara nel loro incontro con Cristo.
Francesco incontrò Cristo nel bel mezzo di una vita pienamente attiva e concentrato su se stesso. Non era mai felice. Si rese conto che c'era qualcosa che andava oltre, ma non seppe cos'era fino al suo incontro con Cristo, sul crocifisso dilapidato a San Damiano. Questo incontro sebbene lo sconvolse, nella sua mente e nel suo cuore, non riusciva a coglierne il significato. Capì (in modo errato) che la sfida affidatagli era quella di ricostruire la casa di Dio. La sua esperienza era simile alla pelatura di una cipolla, i cui strati vengono tolti uno ad uno, fino a che non rimane nulla. Nello scrollarsi di dosso le cappe esterne della sua persona, Francesco rimase nudo non solo davanti a suo padre naturale, ma anche davanti a Cristo che lo aveva chiamato e disturbato fino a quando non incontrò il suo vero io.
Nel profondo di sé, Francesco cominciò a sperimentare questa “pace che disturba”. Non si preoccupò più di ricercare piaceri terreni, bensì si mise alla ricerca della gioia perfetta servendo coloro che più gli ripugnavano. Fu felice nella povertà, nel servizio, non contando nulla in questo servizio a Dio, svuotandosi di sé e creando uno spazio per l'altro. Cominciò ad essere nella sua società una presenza scomoda. Era come se lui stesso stesse diventando quella presenza inquietante che aveva disturbato la sua vita producendo in lui un cambiamento radicale, a tal punto che alcuni pensarono che era diventato pazzo; altri lo temettero per la sua testimonianza radicale, per il suo sguardo capace di penetrare con dolcezza nel più profondo e avvolgere l'altro con amore. Si rese conto che la sua vita doveva essere diversa nella sequela di Gesù, e doveva essere così radicale da condurlo, eventualmente, alla profonda conoscenza dell'amore che Cristo mostrò sulla croce ai peccatori come lui. Volle essere unito al Crocifisso in modo fisico. Con il dono delle stimmate, in quel momento di unione mistica, Bonaventura dice: “Francesco divenne preghiera”.
Anche Chiara incontrò il Cristo del puro amore, perfino prima di Francesco. Ella divenne una presenza che disturbò tutta la sua casa e le dame di corte, perchè ruppe con le vecchie tradizioni da sempre osservate dalle donne nella società feudale del Medioevo. Il suo coraggio sconvolse le autorità ecclesiastiche. Chiara ci insegna a contemplare, a considerare, a guardare per poter imitare. Guardare vuol dire essere cambiati da ciò che si vede. La sua radiosità le veniva dalla sua povertà, dalla sua semplicità, dal suo amore ardente per Cristo e dal fatto che fu capace di abbandonare tutto per seguire il suo amato. Insieme a Francesco cambiarono la chiesa, la società e il mondo.
Noi francescani e francescane, come 'disturbiamo' il mondo in cui viviamo? Come portiamo il pax et bonum in modo tale che la nostra presenza conduca gli altri verso l’ unica vera pace e verso il sommo Bene? Come Dio continua a 'disturbarci' chiamandoci attraverso lo Spirito Santo a vivere in modo nuovo la Regola che ci dà vita? Quali sono i gemiti che udiamo all'ascolto dello Spirito che riveste di vita nuova la nostra Regola TOR per la generazione futura? Le nostre Congregazioni credono abbastanza nel movimento penitente che Francesco e Chiara vissero nel loro tempo per invitare attivamente e chiamare altri a vivere questo stile di vita nei nostri tempi? Noi Francescani/e preghiamo per divenire consapevoli delle grida dei lebbrosi di oggi, per essere disturbati dalle grida dei nuovi poveri, dalle grida degli innocenti e indifesi di oggi e dalle grida del nostro mondo creato che chiede protezione e redenzione? Come diventiamo una presenza che disturba, mediante il nostro servizio? Cosa succede ai nostri profeti nelle nostre comunità, a coloro che osano immaginare le possibilità e chiedere “Cosa succederebbe se....?” e “Perché no...? Possiamo scorgere i sentieri che ci riconducono a Cristo mediante una varietà di culture in modo da scoprire le nostre storie intrecciate nell'unica grande storia di Gesù? Ecco alcune delle domande su cui ci siamo soffermati nella settimana dell'Assemblea. Abbiamo cominciato a scrivere un capitolo nuovo della nostra vita francescana, e ci siamo impegnati a invitare e formare nuovi membri a seguire non i nostri passi, ma i passi di Cristo, essendo discepoli che disturbano.
Dopo la conferenza di P. Tony Gittins, CSSp, l'Assemblea ha lavorato in cinque gruppi linguistici ed ha riflettuto su alcuni punti da lui presentati allo scopo di redigere una dichiarazione che potesse guidare le Congregazioni del TOR nei prossimi anni e fare raccomandazioni da presentare al nuovo consiglio della CFI-TOR.
Le nostre giornate sono state scandite dalla preghiera contemplativa, che era basata sulle Fonti Francescane, e dalla lectio divina, dalla riflessione condivisa e dalla meditazione sulla parola che ci dà vita e ci sostiene. La CFI-TOR ha messo a vostra disposizione sul sito (www.ifc-tor.org) il materiale in modo che le vostre comunità possano partecipare a questa esperienza che ha dato tanta energia a tutta l'Assemblea.
Incoraggiamo tutti e tutte ad assumere sia la nostra visione espressa nella dichiarazione finale che le raccomandazioni e a trovare modalità per metterle in atto nelle nostre rispettive Congregazioni. Inoltre il tutto può essere materiale utile per la meditazione e la riflessione nei vostri futuri incontri.
Fra. James F. Puglisi, SA
Presidente,
CFI-TOR
Mons. Domenico Sorrentino
Vescovo di Assisi
Cari Fratelli e Sorelle,
Desidero innanzitutto darvi il benvenuto in quanto Vescovo di Assisi. Immagino che, essendo francescani, vi sentiate a casa vostra. Vi do il benvenuto da parte di tutta la comunità diocesana.
Il tema della vostra assemblea è molto stimolante: diventare una presenza che disturba nel mondo d’oggi: Cristo attraverso Francesco, Chiara e … Me!
Dobbiamo ammettere che tendiamo a preferire un cristianesimo che non disturba. Temiamo che l’annuncio del Vangelo nella sua radicalità possa farci perdere consensi nella società. Rendiamo la fede accettabile, evitando lo scandalo della croce, che è lo scandalo dell’amore. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo figlio unigenito” (Gv 3:16). Dobbiamo riscoprire la forza di questo annuncio. La parola di Dio ci aiuta.
Abbiamo appena sentito “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null`altro serve”(Mt 5:13). Possiamo meditare sul medesimo messaggio alla luce di altre parole pronunciate da Cristo.
Soffermiamoci sul tema della pace, che è tanto importante per la spiritualità francescana. E’ un dovere predicare la pace. Ma cosa significa pace? La ritroviamo nelle parole del Vangelo, che sembrano essere contraddittorie. Quando Cristo promette la pace, aggiunge che la sua pace è diversa dalla pace del mondo: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14:27). Il Vangelo, per sua natura, non è di questo mondo. E’ un messaggio di pace. Ma per realizzare questa pace bisogna lottare.
Cristo è un segno di contraddizione. Anche l’apostolo Paolo conferma questo messaggio. Egli cercò di predicare ad Atene una fede cristiana che potesse essere accolta. Anche noi dobbiamo cercare di farci capire dalla società moderna. Ma Paolo si rese conto che vi è un punto oltre il quale l’annuncio diventa segno di contraddizione. L’annuncio fallì ad Atene. Quando egli predicò a Corinto, scelse di predicare sin dal principio il Signore Crocefisso. Il cristiano è una presenza che disturba. Essere cristiano significa disturbare. Nell’epoca della nuova evangelizzazione dobbiamo riscoprire questa natura.
Chi meglio di Francesco – assieme a Chiara – può aiutarci?
Durante la sua visita ad Assisi, il Santo Padre ci ha invitato a leggere la vita e il messaggio del poverello a partire dalla sua conversione. Nel suo testamento, Francesco afferma che la sua vita intera è stata una vita di penitenza: una vita di conversione. E per Francesco convertirsi significava vivere alla luce del Santo Vangelo, imitando lo stile di vita di Gesù.
E’ paradossale il fatto che talvolta presentiamo Francesco in modo più accettabile di come presentiamo Cristo. E’ paradossale, eppure è comprensibile. Francesco poteva essere onorato e accettato come un grande uomo, portatore di un importante messaggio riguardante questioni di grande rilevanza per la nostra società: l’ecologia, la pace, il dialogo interreligioso. Cristo non è soltanto un grande uomo: egli è il Dio-uomo, il Verbo incarnato. La radicalità della vita di Francesco, la radicalità della povertà nella spiritualità di Chiara, non possono essere comprese se partendo da questo dato di fatto. Cristo era tutto per Francesco e Chiara.
Questo soltanto spiega la simbolica e profetica “spoliazione” dinnanzi al Vescovo Guido, nella casa ove ho il privilegio di risiedere. Questo soltanto spiega il motivo per cui Franceco scelse di vivere in assoluta povertà e di morire sulla nuda terra, nel suo luogo sacro della Portiuncola. Francesco scelse di essere una presenza che disturba, perché scelse Cristo.
Spero e prego che in occasione di questa vostra assemblea possiate ascoltare la parola dello Spirito di Dio per poter scegliere i modi migliori di rendere testimonianza a Cristo senza temere di essere una presenza che disturba nel mondo d’oggi.
Anthony J. Gittins, CSSp.
WILLIAM WORDSWORTH (1770-1850)
William Wordsworth fu uno dei poeti romantici inglesi ed un poeta della “Natura”. Sebbene fosse un cristiano abbastanza convenzionale, rispettava la “Natura” piuttosto che “Dio” e lo “spirito” piuttosto che lo “Spirito”. Credeva certamente in uno spirito della natura o in una entità al di sopra di se stesso o dell'umanità, e nell'idea che ogni essere umano possieda un nucleo morale ed una responsabilità morale.
Da giovane aveva viaggiato in Francia poco dopo la rivoluzione del 1789, sperando di scoprirvi segni visibili della liberté, égalité e fraternité che erano stati il suo grido di guerra. Venne via deluso dall'orrore, dallo spargimento di sangue, dal persistente scontento e dalle ingiustizie che vi aveva trovato. Al ritorno in Inghilterra in uno stato d'animo pensieroso, se non depresso, intraprese un giro a piedi ai confini tra la Scozia e l'Inghilterra e scrisse, tra le altre cose, la famosa lirica nota col titolo di Tintern Abbey. Non vi si parla tanto dell'Abbazia, quanto dei suoi stessi pensieri, e la poesia contiene questi versi, scritti nel 1798, quando aveva ventotto anni:
Ho imparato
a guardare la Natura, non nell'ora spensierata
della giovinezza; ma ascoltando spesso
la quieta, triste musica dell'umanità …
Ho sentito
una presenza che mi disturba con la gioia
di elevati pensieri; il senso sublime
di qualcosa di più profondo in me.
Un movimento e uno spirito che invade
tutte le cose pensanti, gli oggetti di ogni pensiero
e attraversa tutte le cose.
Da giovane seminarista (1957-61), ho vissuto nella “Wordsworth Country” nel Lake District del Nord dell'Inghilterra, ed ho studiato anche questa poesia insieme ad altre di Wordsworth. Ma parecchi anni dopo, negli anni novanta, mi ci sono imbattuto di nuovo e ne sono stato colpito molto più in profondità, e quasi sfidato dai suoi sentimenti. Per questo, nel 1998 – il 200° anniversario della poesia - ho fatto un piccolo viaggio (quasi un pellegrinaggio) alla Tintern Abbey, un'Abbazia Cistercense del dodicesimo secolo, ormai in rovina, fin dai tempi di Enrico VIII, nel 1530. In una fredda mattinata mi sono seduto su una recinzione di metallo, con la poesia in mano, nel coro deserto dell'abbazia in rovina. E nel corso della mia meditazione mattutina ho chiesto allo Spirito di Dio di farmi sentire qualcosa di simile a ciò che ha sentito Wordsworth : “una presenza che disturba”.
UN DIO CHE DISTURBA
L'immagine della “quieta, triste musica dell'umanità” e di “un movimento, uno spirito che invade tutte le cose”, hanno risuonato profondamente in me, quel giorno e i giorni successivi ed io sentivo il mio pensiero su Dio, sulla risposta dell'uomo e sulla responsabilità umana in generale, diventare sempre più chiaro. Tutto ciò si è risolto in tre idee molto semplici: Dio è un Dio che disturba; noi abbiamo bisogno di chiedere di essere disturbati; dobbiamo a nostra volta diventare presenze che disturbano.
UN DIO CHE DISTURBA:
La Bibbia Ebraica ci ripete più di una volta, con parole ed immagini diverse, che il Dio del Popolo di Israele non è un Deus Otiosus, un Dio lontano e chiuso in se stesso, ma un Dio di relazione, di impegno, il Dio dell'Alleanza e della fedeltà. Dio cerca sempre di parlare e di essere ascoltato dal popolo di Dio, di portarlo più avanti e perdonare i suoi errori di percorso, e non lo lascia solo e abbandonato. Più volte Dio rassicura il popolo: “Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” (Isaia 49:15) “Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra” (Salmo 137:5) “Io non dimenticherò mai il mio popolo” (Isaia 49:15) “Dio non dimenticherà l'Alleanza” (Deut. 4:31) “Dio non dimentica il grido dell'afflitto (Salmo 9:12) e così via. Poiché Dio è un Dio di relazione, mentre il popolo è smemorato e soddisfatto di se stesso, Dio non può che disturbarlo per mantenere la relazione.
DOBBIAMO CHIEDERE DI ESSERE DISTURBATI
Il Dio che disturba, però non costringe mai. Dio non forza mai il suo popolo contro la sua volontà, ma ripete insistentemente l'invito alla relazione e perdona all'infinito. Dunque, se il popolo vuole essere in relazione con Dio, che gliela offre, esso stesso deve cercare, chiedere e scegliere di essere disturbato. Se non lo fa, sceglie di rimanere solo e non in relazione. Solo quelli che vogliono, che sono disponibili ad essere disturbati lo saranno davvero da un Dio amorevole, compassionevole, relazionale. Il biblista James J. G. Dunn lo dice molto bene: “C'è qualcosa che disturba nell'urgenza della chiamata di Gesù, che scuote dalle fondamenta; chi desidera una vita tranquilla, tende a rifiutare e a resistere”. In altre parole, Dio può ben essere insistente nel disturbarci (perchè a volte abbiamo bisogno di un poco di tempo per accorgercene o rispondere), ma noi possiamo comunque scegliere di rifiutare e resistere, invece di acconsentire e collaborare con Dio.
DOBBIAMO DIVENTARE UNA PRESENZA CHE DISTURBA
Tuttavia non è abbastanza limitarsi a constatare la presenza disturbatrice di Dio, mentre cerchiamo di mantenere lo status quo ante: una confortevole, esclusiva, privatistica relazione con Dio. La ragione principale per cui Dio ci disturba è per impegnarci con il mondo e con il popolo di Dio: per essere segno della presenza di Dio nel mondo. La chiamata che noi identifichiamo come vocazione è soltanto parte di un ciclo (che prenderemo in considerazione più tardi). Dunque sarebbe del tutto inopportuno diventare una presenza disturbatrice contando su noi stessi. Essere discepoli non riguarda soltanto noi: non dobbiamo diventare una presenza disturbatrice concentrata su se stessa e sulla propria importanza, ma diventare una opportuna presenza disturbatrice divina. Soltanto allora saremo veramente dediti alle cose di Dio, impegnati con Dio, e coinvolti nei progetti di Dio. Queste riflessioni, mi sembra, sono in linea tanto con i sentimenti di Wordsworth che con il concetto cristiano fondamentale di responsabilità sociale: noi siamo i guardiani dei nostri fratelli e sorelle.
DIVENTARE UN’ OPPORTUNA PRESENZA DISTURBATRICE
Come diventare un'opportuna presenza disturbatrice dovremo cercare di capirlo nelle circostanze concrete della nostra vita, e nel modo in cui queste possono essere modificate per diventare più aderenti e rispondenti al Dio che disturba. Ma tre verbi vengono alla mente, ed ognuno di essi può essere applicato da chiunque desideri diventare una presenza disturbatrice divina: identificare, ascoltare e alzarsi in piedi.
IDENTIFICARE: è facile attraversare la vita pieni di buone intenzioni che non si traducono mai in azione. Solo dopo aver pensato molto seriamente ai “poveri” in mezzo a noi o nel mondo, saremo capaci di rispondere concretamente. “I poveri,” dopotutto, è un'espressione che si riferisce ad una astrazione, a una categoria: ma noi non possiamo amare astrazioni o categorie, solo persone reali. Dio non crea astrazioni o “generi” ma soltanto persone, individuali e specifiche. Se non identifichiamo alcune persone particolari, non possiamo dire di amarle. L'espressione “Gruppi muti” si riferisce ad ogni membro o classe sociale senza voce, o la cui voce è stata messa a tacere. Questi sono “i poveri” nel nostro mondo e in mezzo a noi. La prima cosa che dobbiamo fare è dunque identificare alcuni di questi gruppi muti – donne, bambini, vittime di abusi, senza casa, stranieri, prigionieri e così via. Solo allora potremo avere un impegno reale con persone concrete.
ASCOLTARE: In molte occasioni, Gesù chiama il popolo ad ascoltare il suo messaggio e lo rimprovera perchè non ascolta, non sente, non agisce. Una componente centrale dell'antica definizione israelitica di “umano” era semplicemente “ che ha orecchie”. Lo Shema o grido di guerra per gli ebrei, che troviamo in Deuteronomio 6,4 dice “ Ascolta, Israele, Javè è il nostro dio, e Javè soltanto. Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze”. Se non ascoltiamo e non sentiamo non potremo, malgrado tutte le nostre buone intenzioni, amare realmente Dio. Ma se ascoltiamo Dio, certamente sentiremo parlare lo Spirito - attraverso i poveri, attraverso i gruppi muti, attraverso le donne nella Chiesa, attraverso la chiamata all'unità dei cristiani e ad una Eucaristia inclusiva, attraverso i cristiani che si sono allontanati o sono stati esclusi o delusi dalla Chiesa istituzionale. Lo Spirito parla: ma noi, stiamo veramente a sentire?
ALZARSI IN PIEDI: Che cosa chiede Dio a noi, a me? “Praticare la giustizia, amare con tenerezza, camminare umilmente con il tuo Dio” ( Michea 6,8) E come possiamo farlo? Lo faremo alzandoci in piedi, fronteggiando un mondo che sanguina e che piange. Ognuno di noi può trovare il modo di lottare per la giustizia, per mettere se stesso e la propria vita sulla strada della giustizia di Dio e del popolo di Dio. Ed ognuno di noi è effettivamente tenuto a farlo, in forza del suo battesimo - per non parlare dell'impegno in quanto uomini e donne religiosi. Siamo chiamati ad agire come sacerdoti (ungendo il popolo con l'olio della gioia, e medicando le loro ferite) e profeti (dicendo la verità al potere e parlando a favore, per e con coloro che non hanno voce, per il popolo muto che conosciamo o di cui siamo venuti a sapere ). Siamo chiamati al dialogo, ad un dialogo di vita, con il quale costruiremo davvero quello di cui parliamo con tanta facilità: compassione, perdono, riconciliazione e amore. Ma un impegno al dialogo, come un impegno al sacerdozio e alla profezia, si può assumere solo se siamo disposti ad alzarci in piedi ed esporci, e ad incontrare le persone come ha fatto Gesù, una ad una.
PASSI VERSO IL DISCEPOLATO
La strategia di Gesù è quella di incontrare le persone per amarle, per chiamarle alla fede, per guarirle, interpellarle e inviarle come discepoli. Possiamo identificare tre stadi nel processo di “ discepolato”.
CHIAMATA/INCONTRO: A volte – come con Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, Matteo e Zaccheo – Gesù chiama in modo esplicito e drammatico. Però altre volte – come con la donna curva da diciotto anni (Luca 13) o la donna che lo unge in casa di Simone il lebbroso (Marco 10), o l'uomo ricco (Marco 10) – la chiamata non è così esplicita, ma c'è, e non può non esserci, un incontro. Sia che ci sia una chiamata o un incontro, e che questo sia iniziato da Gesù o da un potenziale discepolo, il primo stadio sulla strada del discepolato è il trovarsi insieme, faccia a faccia, di Gesù con un’ altra persona.
DISTURBO/SPIAZZAMENTO: Questo è il momento della verità, il momento in cui l'aspirante discepolo è sottoposto al test. Perchè Gesù è una presenza disturbante, e vuole esserlo, vuole disturbare l'autocompiacimento, i progetti personali, le vite. Se si diventa discepoli, la vita non sarà mai più la stessa. Il disturbo, o lo spiazzamento, sono il modo in cui la vita viene ri-orientata. D'ora in poi, si sarà seguaci, non capi e si dovrà conoscere la differenza tra l'iniziativa e la risposta. L'uomo ricco prende un'iniziativa e Gesù “lo guardò e lo amò”. Però Gesù gli dice che gli manca “una sola cosa” - ma questa cosa è enorme, ed è semplicemente troppo, per quest'uomo che voleva prendere l'iniziativa e non avere la vita interamente sconvolta. E Gesù ricorda alla sua piccola cerchia di discepoli “non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi, e vi mando perchè portiate molto frutto”( Gv . 15). Queste sono parole che ognuno di noi deve ascoltare e tenere nel cuore.
INVIO/ CO-MISSIONBE: il discepolato non è completo o del tutto attivo se non con l'invio. Ma poiché siamo inviati non a quel che vogliamo, ma secondo la volontà di chi ci invia, siamo co-missionari o incorporati alla missione di Cristo- che di fatto è la missione stessa di Dio, poiché Gesù stesso dice “ Non sono venuto per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato”. Il movimento centrifugo, dal centro ai margini, dall'interno all'esterno, è il cuore del discepolato e l'antidoto ad una spiritualità del “Gesù ed io “che cerca la vita tranquilla e rifiuta di essere socialmente affidabile. Ma questa è una falsa spiritualità. Non è cristiana. L'autentica spiritualità cristiana deve avere una componente missionaria. Chiunque decide di seguire Cristo, deve percorrere questa strada, la strada della Croce. Questa sarà sempre una sfida, un poco spaventosa e certamente disturbante. Siamo incoraggiati da Gesù stesso che ci rassicura: “Non abbiate paura, Io ho vinto il mondo”.
DALLE CONSIDERAZIONI RAZIONALI ALL'IMMAGINAZIONE E ALLA SPERANZA
Molte persone di buona volontà sembrano paralizzate quando si arriva al punto di andare oltre o di rispondere alla chiamata. A volte siamo troppo razionali rispetto alla nostre stesse buone intenzioni, e preoccupati dalle questioni pratiche: “come ci riuscirò?” (perchè non sono abbastanza intelligente, abbastanza forte, abbastanza giovane, e così via); “come è possibile affrontare questa situazione?” ( finanziariamente, per mancanza di tempo o dal punto di vista sociale)”. Magari finiamo col non fare nulla. L'unico modo per andare oltre è camminare con fede e speranza, e usare l'immaginazione e la creatività. La speranza è il tempo futuro della fede. Se la fede caratterizza il nostro atteggiamento di oggi, la speranza deve essere il nostro atteggiamento per il domani- ma non dobbiamo aspettare fino al domani: dobbiamo, oggi, proiettare la nostra fede verso il domani, ed ogni domani. Per quanto riguarda l'immaginazione, la capacità di operare con quel che non è ancora accaduto, è una caratteristica dei giovani, di coloro che sono disponibili a conoscere, a sperimentare, a tentare cose nuove. L'immaginazione di molti si atrofizza nel corso della vita, e si diventa disillusi o pigri. Diversamente dalla ragione, l'immaginazione richiede questioni aperte, senza risposte predeterminate, domande come “Che cosa succederebbe se..? “ e “Perchè no?” “Che cosa accadrebbe se agissi o pensassi diversamente?” “Perchè non fare un tentativo, invitare altri, fare una cosa diversa la prossima volta, chiedere aiuto?” Chi continua a chiedersi “perchè no?” e “ che cosa succederebbe se?” può andare avanti. Incontrerà certamente difficoltà e sarà disturbato, ma questo non lo fermerà, perchè vive nella speranza, “un sogno da svegli”.
QUALCHE CITAZIONE PER RIFLETTERE
“L'apertura dei discepoli di Gesù, e del più stretto circolo dei discepoli ad un discepolato più ampio è una delle sfide più inquietanti di tutto il suo ministero” (James J.G. Dunn, Jesus Remembered)).
“Essere discepoli è una questione di immaginazione, la capacità di estendere in modo creativo i modelli propri del primo secolo a nuove epoche e nuovi luoghi. La cristologia inizia con l'immaginazione dei discepoli. A volte la nostra immaginazione deve essere rimodellata e formata dai nostri con-discepoli (Terence Tilley, The Disciples’ Jesus).
Anthony J. Gittins, CSSp.
Professore di Teologia e Cultura,
Catholic Theological Union, Chicago.
anthonygittins@aol.com
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Un maggiore approfondimento di questo e di altri temi pertinenti, può essere trovato in A Presence That Disturbs: A Call to Radical Discipleship. Liquori, MO, 2002
Cosa hanno pensato i/le superiori/e generali quando a Dicembre del 2008 è stato loro annunciato il tema dell'Assemblea Generale: “Divenire una presenza che disturba nel mondo di oggi: Cristo, attraverso Francesco, Chiara e ...ME”? E' risultato loro un tema irritante? L'hanno considerata un'espressione infelice?
L'Assemblea Generale della Conferenza Francescana Internazionale del Terzo Ordine Regolare (CFI-TOR) è stata organizzata alla “Domus Pacis” nel cuore di Assisi, un luogo benedetto dalle impronte di San Francesco e di Santa Chiara. Il tema dell'Assemblea è stato molto apprezzato e considerato di grande attualità.
Il discorso inaugurale pronunciato dal Vescovo di Assisi, Mons. Sorrentino, è stato per tutti fonte di ricchezza e di ispirazione.
Abbiamo apprezzato molto le preghiere del mattino, che hanno costituito per tutti un momento di arricchimento spirituale. La Lectio Divina, vissuta in un ambiente di silenzio, ci ha messo all'ascolto di Colui di cui stavamo cercando di scoprire la volontà e l'opera. Era necessario metterci in presenza del Signore, per entrare più profondamente in noi e incontrarlo lì.
La conferenza di P. Anthony J. Gittins basata nel poema di William Wordsworth (1770-1850) 'Tintern Abbey' è stata per noi un'ispirazione e una sfida, essendo strettamente connessa al tema proposto dalla CFI-TOR: “Divenire una presenza che disturba nel mondo di oggi: Cristo, attraverso Francesco, Chiara e … Me”.
Padre Anthony ha presentato il suo tema all'Assemblea nel contesto della ricerca di significato. Le nuove prospettive di vita ispirate dallo Spirito Santo, la funzione del ministero immaginativo, le comunità di vero discepolato e le azioni radicali del ministero di Gesù rappresentano alcune idee esaminate alla ricerca di un modo nuovo di capire il discepolato, seguendo i passi di Cristo e del suo servo Francesco. Tutti i presenti sono stati colpiti dall'intervento di Anthony, che ha dato vita a un clima particolare fin dall'inizio. Si trattava di un tono non nuovo, ma tipicamente francescano.
La traduzione del titolo del libro di Anthony J. Gittins “Una presenza che disturba” non ne esprime chiaramente il vero significato, e su questo eravamo tutti d'accordo. La conferenza dell'autore del libro ha chiarito subito questo malinteso e ci siamo trovati subito nel cuore della realtà della vita: Dio disturba, Dio ci scuote, Dio ci sfida. Padre Anthony non si è fermato qui; ci ha detto che siamo chiamati a prendere parte al piano di Dio, dobbiamo cooperare con lui. Dobbiamo essere pronti a lasciarci disturbare, a mettere da parte i nostri piani e mettere nel centro le persone in necessità (cf. Bartimeo); non si tratta solo di una reazione, come quando una necessità o una sfida bloccano il nostro cammino. Si tratta di collaborare attivamente con il piano di salvezza di Dio, e questo lo facciamo quando lottiamo a favore della giustizia, della pace e dell'integrità della creazione, quando ci adoperiamo in difesa della vita, specialmente in difesa della vita minacciata.
Dopo l'introduzione e le presentazioni, tutti i gruppi si sono recati nelle rispettive sale. La riunione in gruppi linguistici è stata anch'essa una buona esperienza. Malgrado qualche piccola difficoltà linguistica iniziale, perchè non per tutti la lingua parlata era la lingua madre, abbiamo superato subito la barriera con sorrisi e gesti. La presenza di Dio che disturba era già presente in questi primi momenti quando alcune suore, con lo stesso ideale di vita e la stessa spiritualità, stavano cercano di creare una fraternità in un breve spazio di tempo, in pochi giorni!
Una volta “rotto il ghiaccio” (perchè in realtà faceva piuttosto caldo), i moderatori e le moderatrici hanno iniziato il loro lavoro di guida. Ogni sessione consisteva nel lavoro svolto insieme, con il flusso di idee, di commenti, lo sforzo per capirsi e poi la condivisione in seduta in plenaria. Il lavoro è stato svolto coscienziosamente, anche quando sembrava a prima vista insignificante. Lo Spirito Santo era veramente tra di noi, ispirandoci nelle conversazioni in gruppo ed in ciò che è rimasto scritto alla fine delle Sessioni.
Nei gruppi linguistici, l'Assemblea ha cercato di riflettere, di sviluppare e di arricchire il tema per raggiungere l'obiettivo generale: rafforzare o intensificare l'impegno francescano a seguire Cristo in modo radicale, come fecero Francesco e Chiara. Nei gruppi linguistici abbiamo connesso questo tema con la vita consacrata, come è vissuta oggi. Questa presenza che 'disturba' deve essere ispirata da Dio. Per sentire questa scossa, per riconoscerla e per identificarci con essa, per capire veramente le sfide del mondo reale e così essere capaci di affrontarle con mezzi appropriati, è necessario ascoltare.
La riunione nei gruppi linguistici è stata per tutti/e un'esperienza positiva. Il tema proposto ci ha permesso di ritornare alle fonti, alle nostre origini e renderci conto della vitalità dello spirito francescano. Nella nostra riflessione su Cristo, abbiamo visto con chiarezza e siamo stati illuminati dal legame che esiste tra il tema proposto e la nozione del 'servo'. In un mondo in cui sembrano prevalere la violenza, il denaro, il boato, Cristo, Francesco e Chiara ci invitano a seguire il cammino del servizio e non del potere. Abbiamo anche ricordato l'importanza di ritornare alla Regola e il nostro gruppo ha pensato che era importante proporre ogni giorno una riflessione tratta dalla Regola.
Dobbiamo anche dire che la piccola fraternità formava parte di una fraternità più numerosa che si creava poco a poco, giorno dopo giorno, nei corridoi, durante le pause e attorno alla mensa. Spesso si è sentito dire: “Ogni fratello/ogni sorella è un dono di Dio”. Abbiamo sentito profondamente il calore della gioia francescana in tutti i nostri incontri e ciò malgrado l'ostacolo della lingua. Vorremmo anche vedere che questa unione tra i tre ordini diventi una realtà. Abbiamo visto che siamo tutti membri attivi di questa Famiglia Francescana, un ramo che si è esteso molto e che continua a crescere nella Chiesa e nel mondo.
Abbiamo anche cercato di essere creativi/e e di usare la nostra immaginazione; abbiamo osato sognare un mondo migliore, e ci siamo sentiti/e chiamati/e a evangelizzare, a fare in modo che il sogno di Dio si avveri nel nostro mondo: un mondo giusto, un mondo che accetta i poveri, che difende le donne maltrattate, che lotta in difesa dei diritti dei bambini, che sta accanto ai malati.
Le riunioni in seduta plenaria avevano un carattere veramente internazionale. Tutti, o quasi, con le cuffie, seduti/e in comode poltrone. Le interpreti erano nelle loro cabine, collocate nel piano superiore. Grazie a tutte loro per l'ottima traduzione. La nostra moderatrice, Suor Violet, ha perseverato con santa pazienza fino a risolvere tutto ciò che non era chiaro e fino a quando nella sala non regnava la calma.
Il Consiglio aveva preparato l'Assemblea Generale con grande precisione e la loro relazione sugli ultimi quattro anni è stata assai applaudita, con sincero apprezzamento.
Grazie anche ai relatori, agli ospiti appartenenti alla Famiglia Francescana, per ciò che hanno condiviso con noi. I loro contribuiti non hanno fatto che accrescere l'impressione che già avevamo, e cioè che la spiritualità francescana si irradia veramente nel mondo, grazie alle Congregazioni del Terzo Ordine Secolare. Siamo uniti con tutti nella preghiera.
Assisi si mostrò in tutto il suo splendore durante la settimana e così potemmo approfittare del nostro pomeriggio libero per visitare i luoghi santi. I giardini erano pieni di rose, ovunque case e strade riassestate, come pure i luoghi di culto e i monumenti della città, anche se rimane vivo il ricordo del terremoto di dieci anni fa. Abbiamo anche avuto il tempo di gustare ottimi 'gelati', una vera gioia per il palato.
I nostri auguri al nuovo Consiglio eletto. Con la fiducia dei/delle delegati/e e con un catalogo di raccomandazioni per i prossimi quattro anni, speriamo che le sorelle e i fratelli, sostenuti/e dalle nostre preghiere servano il Signore “in ringraziamento e con grande umiltà”. Nelle nostre comunità, siamo invitati a infondere “spirito e vita” nella Dichiarazione finale, accettata da tutti.
Nella sessione finale, l'Assemblea Generale ha formulato una dichiarazione finale che racchiude molte nostre convinzioni, sentimenti, emozioni, desideri, idee e aspettative delle giornate ad Assisi. Ci affidano un compito profetico per gli anni a venire. Sì, senza dubbio, questa Assemblea è stata per noi una sfida che ci ha scosso.
Chiediamo al Signore di aiutarci a capire e vedere questa urgenza, ad accettare la sfida e ad aiutarci a trasformare il sogno in realtà. “E se....?” “Perché no...?”
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Basato sulle Impressioni e Riflessioni del lavoro dei cinque gruppi linguistici. Redatto da Br. Eduard Quint, cfh; Sr.Regina Pröls; Sr. Paulina Aguirre,fhm; Sr.Jessy Augustine Payyapilly; Srs. Marie Simone Boulanger and Marie Catherine Parrotta frjh
Lodato sii, Dio mio,
per la chiamata alla contemplazione, alla conversione e all'autenticità
che conduce coloro che Ti amano
a cedere al tuo Spirito
con un cuore che ascolta, che attende,
capace di essere disturbato,
attento alla tua chiamata, ad agire
con compassione, con coraggio e speranza.
Lodato sii, Dio mio,
per i 'piccoli' la cui presenza che disturba
chiama in causa i potenti che accumulano
potere, privilegio e prestigio
a cui il mondo dà importanza
e
che così spesso sono usati a scapito dei 'piccoli'
che il mondo disprezza, scarta e rende invisibili.
Lodato sii, mio Dio,
per coloro che si impegnano a vivere
la tradizione teologica francescana e
ne esplorano le implicazioni che 'disturbano' sia la Chiesa che la Società -
perchè attraverso di loro il Popolo di Dio, nel mondo intero, conoscerà
la Tua bontà,
il Dono della Creazione,
l'unicità (haecceitas) e il valore di ogni Creatura,
e
del grande Mistero dell'Incarnazione
per mezzo del quale Tu sei stato mosso dall'amore senza peccato
ad essere Dio con noi.
Lode a Te, Dio mio,
per i nuovi mezzi di comunicazione, così creativi e immaginativi,
che contribuiscono al nostro ' essere disturbati ' e a 'divenire una presenza che disturba
per l'Arte e per gli artisti,
per la tecnologia e per i tecnici,
per tutto il lavoro e per coloro che rendono possibile per noi
una migliore espressione della tua Bontà, della tua Verità e della tua Bellezza -
in modo da poter scoprire meglio Te,
proclamare meglio la tua Buona Notizia,
proteggere e occuparci meglio della tua Creazione,
essere in relazione con più sorelle e fratelli del mondo intero,
e capire meglio le loro lotte per la giustizia, i loro aneliti
di pace
e i sentieri che conducono ad essere uno con Te.
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Preghiera redatta raccogliendo i frutti dei riassunti delle conversazioni tenutesi nei sette gruppi di lavoro di lingua inglese.
Suor Margaret Eletta Guider, OSF, ne ha curato la sintesi.
Assemblea Generale CFI-TOR
Assisi 16-22 maggio 2009
Lo Spirito del Signore ha portato noi, sorelle e fratelli del Terz’Ordine Regolare, ad Assisi, dove abbiamo contemplato assieme il mondo come lo conosciamo e viviamo oggi. Siamo disturbati dalle tante sfide sociali, economiche, ecclesiali, tecnologiche, politiche e legali, così come da quelle che si presentano all’interno delle nostre congregazioni religiose. Desideriamo affrontare tali sfide con fede, camminando con Francesco e Chiara sulle orme di Gesù.
Siamo chiamati a diventare una “presenza che disturba” nel mondo d’oggi, così come fece Gesù durante il suo tempo.
Siamo chiamati a diventare una “presenza che disturba” nel mondo d’oggi, così come fecero Francesco e Chiara durante il loro tempo.
FORMAZIONE INIZIALE E CONTINUA
GPIC (Giustizia Pace e Integrita del Creato)
Proposta: Individuare e dare concreta espressione a modi in cui i fratelli e le sorelle nell’affrontare le sfide e le crisi contemporanee possono essere una “presenza che disturba”.
Proposta: Nelle parole e nei fatti si promuova un dialogo innovativo nelle seguenti aree:
Suggerimenti:
- Mantenere qualche contatto con le congregazioni che hanno rinunciato ad essere membri della CFI-TOR.
- La CFI-TOR informi i membri del bisogno pressante di ministri pastorali per assistere coloro che si trovano a vivere nelle comunità di “frontiera”.
- Continuare a individuare nuove congregazioni TOR e invitarle a entrare a far parte della CFI-TOR.
- Continuare a impegnarsi nel recuperare le relazioni originarie tra fratelli e sorelle tra i rami della famiglia francescana.
Frate Pietro Sorci ofm
Carissime sorelle e fratelli, siamo alla conclusione di questa intensa settimana vissuta nella terra di Francesco, presso il luogo dove egli si consegnò alle braccia di sorella morte, nell’800° anniversario del riconoscimento da parte della Chiesa per voce dei più alti organi del suo magistero, della sua vocazione e missione di testimone di Cristo crocifisso e risorto.
“Presenza che provoca e inquieta”, come recita il tema del vostro congresso, fu Francesco per la Chiesa e la società del suo tempo.
“Presenza che inquieta e provoca” per cristiani e non cristiani egli resta a 800 anni di distanza, per la sua adesione a Cristo senza tentennamenti e senza riduzioni e per la sua fiducia incondizionata nell’uomo, nonostante tutte le apparenti smentite.
Con la sua umiltà e semplicità, con il suo spogliamento totale, con la sua fraternità verso tutti, uomini e donne, piccoli e grandi, poveri e potenti, uomini di chiesa e non credenti, con la sua solidarietà verso i lebbrosi e tutti coloro che ad essi sono assimilabili, con la sua opera di riconciliazione e di pacificazione, con il suo porgere la mano agli uomini dell’Islam, con il rispetto verso la madre terra e tutto il creato, egli con discrezione e trasparenza pone dinanzi agli occhi dei credenti e dei non credenti Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, povero e crocifisso, che ha donato se stesso per noi e per tutti sulla croce per farci figli di Dio e fratelli suoi e con tutti e fare nuove tutte le cose.
Con la sua vita Francesco ci dice che di Gesù ci si può fidare, è possibile riamarlo, ascoltarlo, seguirlo. Il suo vangelo può essere messo in pratica, integralmente, senza sconti e riduzioni, da tutti, uomini e donne, piccoli e grandi, ricchi e poveri, bianchi e gente di colore, anche oggi.
In questo sta la vera gioia e la vita vera. Questa sequela costituisce la via sicura per fare ringiovanire la Chiesa, per rinnovare il mondo, per costruire la pace tra gli uomini.
Nella lettura evangelica abbiamo ascoltato alcune espressioni del discorso pronunziato da Gesù la vigilia della sua passione, dopo aver lavato i piedi dei discepoli e aver loro donato nell’eucaristia il memoriale perenne della sua pasqua: “Ancora un poco e non mi vedrete, un poco ancora e mi vedrete. Voi sarete afflitti e piangerete, mentre il mondo si rallegrerà, ma la vostra afflizione si muterà in gioia”.
Gesù non si riferisce soltanto alla privazione della sua presenza a causa della sua morte imminente, che fra qualche ora avrebbero sperimentato i discepoli. Si riferisce anche all’esperienza del dubbio, dell’oscurità e del silenzio di Dio che avrebbero fatto i discepoli di ogni tempo, anche noi nel nostro tempo. Si riferisce all’esperienza che facciamo anche noi oggi dell’apparente trionfo del male, dell’odio e della violenza, dell’eclissi di Dio, causa di profonda tristezza e sofferenza.
Ma questa sofferenza, come la passione di Gesù, è fonte misteriosa di gioia e di fecondità.
Non è la gioia del mondo, legata al perseguimento dei valori effimeri, del sapere posto al servizio di interessi materiali, della carriera sociale, scientifica, della notorietà, della redditività economica delle scelte, dalle sensazioni spinte all’estremo.
Gesù per esprimere il passaggio dall’afflizione alla gioia sovrabbondante, si avvale della delicata immagine della donna che sta per dare alla luce un figlio. La gioia della donna partoriente è duplice: perché le sue sofferenze sono finite, è perché è venuta alla luce una nuova vita.
Allo stesso modo la sofferenza per la fedeltà a Cristo e per la testimonianza resa a lui è generatrice di gioia e partorisce un mondo nuovo.
La sofferenza missionaria è luogo privilegiato di gioia ecclesiale, come testimonia l’apostolo Paolo che, rifiutato dai Giudei di Corinto, si rivolge ai pagani e ottiene frutti copiosi di fede e di conversione: non soltanto molti corinzi chiesero il battesimo, ma persino Crispo capo della sinagoga si fece battezzare con tutta la sua famiglia. E Paolo potrà scrivere nella seconda lettera ai Corinzi: “Trabocco di gioia in ogni nostra tribolazione” (2 Cor 7,4).
Il cristiano che si impegna nella testimonianza a Cristo, nella diffusione della sua parola e nel compito missionario, va incontro sicuramente a grosse tribolazioni, ma gli viene garantita la gioia.
E’ la gioia che deriva dall’essere suoi discepoli, dal sapere che egli ci è vicino in ogni momento, anche in quello dello smarrimento e del peccato, dal sapere che spendere la vita per lui e per i fratelli è un investimento vantaggioso e un onore grande.
E’ la gioia che viene dal mettere al mondo un uomo nuovo, dal ridare senso e vitalità a esistenze sfiorite e spente, dal vedere spuntare il sorriso su volti senza speranza. E’ la gioia di vedere sbocciare amore dove c’era odio, perdono dove c’era offesa, unità e pace dove c’era discordia, fede dove c’era il dubbio, speranza dove c’era disperazione, luce dove c’erano tenebre.
La gioia di vedere germogliare la vita dove c’erano solo rovine. Questo è il miracolo della speranza che noi, fratelli e sorelle di Francesco di Assisi, alla sua scuola vogliamo impegnarci oggi ad operare per la gloria di Dio e la salvezza del mondo.
Il signore faccia di noi strumenti della sua pace.
Assisi, 21 maggio 2009
Disturb us, Lord
when we are too well pleased
Disturb us, Lord, when
We are too well pleased with ourselves,
When our dreams have come true
Because we have dreamed too little,
When we arrived safely
Because we sailed too close to the shore.
Disturb us, Lord, when
With the abundance of things we possess
We have lost our thirst
For the waters of life;
Having fallen in love with life,
We have ceased to dream of eternity
And in our efforts to build a new earth,
We have allowed our vision
Of the new heaven to dim.
Disturb us, Lord, to dare more boldly,
To venture on wider seas
Where storms will show your majesty;
Where losing sight of land,
We shall find the stars.
We ask you to push back
The horizons, of our hopes;
And to push into the future
In strength, courage, hope and love.
Attributed – Sir Francis Drake - 1577
(N.B. La CFI-TOR non fornisce la traduzione di questo Poema.)
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